Il ds della storica vittoria dell’Insieme Formia in Coppa Italia Eccellenza Lazio: “Abbiamo deciso di vincere e così è stato”

La Finale numero 32 di Coppa Italia Eccellenza Lazio, l’ultima in ordine di tempo, ha visto prevalere l’Insieme Formia sulla Luiss per 3-1. Il Comunale di Artena è stato teatro di un’esplosione d’amore del tifo formiano: centinaia le persone accorse per supportare la squadra e rivendicare con orgoglio l’appartenenza al proprio territorio. Un’emozione indimenticabile per l’allora Direttore Sportivo Filippo Di Marco (oggi nel medesimo ruolo ma per le Giovanili dell’Agora Latina), che ai microfoni MYSP ha raccontato un’annata difficile ma ricca di soddisfazioni.
“Vincere un titolo a Formia non è come farlo dalle altre parti. Quando sono arrivato lì c’era una situazione molto particolare: si veniva da una retrocessione, la gente era scettica, i tifosi delusi e in più siamo partiti in ritardo con la preparazione. Il Presidente stesso aveva avuto un periodo di riflessione, non sapeva se continuare o meno. Io ho iniziato a lavorare in sordina, mi sono fatto strada con umiltà per far ricredere sulla situazione. Ci ho messo del mio per avere contatto con la tifoseria, coinvolgendola nel progetto, e per far capire alla piazza che stavamo facendo qualcosa di importante. Piano piano, hanno iniziato a capire. Una volta partita la stagione, Anelli non si è risparmiato di nulla: dopo un inizio titubante, è partito carico e io ho avuto una figura importante al mio fianco. Mi è stato vicino, supportandomi sempre. Lo posso solo ringraziare. Sentivo una responsabilità enorme nei suoi confronti, fargli vincere un titolo era un obiettivo primario”.
Raggiunta la Finale, come sono stati i giorni precedenti all’appuntamento?
“Un’atmosfera indimenticabile. Ricordo la sera prima…dormivamo tutti al palazzo del Presidente, al convitto, dove ogni sera stavamo insieme con i giocatori. Per loro ero il punto di riferimento. A un certo punto giocatori come Viscovich, Gabionetta, Durazzo, Martino e Cesani hanno fatto dei discorsi che da DS mi hanno reso orgoglioso per quello che sono riuscito a trasmettere. Quando li ho presi ho parlato con loro uno a uno, spiegando la piazza e la situazione che avrebbero trovato, chiedendo di dare sempre tutto, di non risparmiarsi mai e di essere educati con società e tifosi, anche in caso di problemi. Loro hanno avuto attaccamento e rispetto nei confronti delle persone, della tifoseria e della città di Formia, sono stati una squadra di uomini veri. Fino alla vittoria della Coppa non sono stati apprezzati a dovere da tutto l’ambiente, dalla Dirigenza e dal Presidente stesso. Dopo c’è stata un’apertura”.
Oltre a questo, c’è un momento che non dimenticherà mai?
“Il riscaldamento. Già lì c’erano 800 formiani ad aspettare che uscisse la squadra. Quella è stata la prima vittoria: un entusiasmo simile a Formia non si vedeva da 20 anni, è stata una vittoria importante. Per esserci i tifosi hanno fatto sacrifici, chi non ha trovato il biglietto è rimasto comunque fuori dallo stadio. Poi è entrata la squadra, ho visto l’atteggiamento e ho capito che l’avremmo vinta. Eravamo gladiatori, una forza della natura. Prima dell’appello e del famoso discorso di Viscovich, io sono uscito fuori, perché ho preferito lasciare a squadra e staff il loro momento. Sentivo i giocatori della Luiss dire che avevamo paura e dentro di me pensavo che fosse tutto il contrario. Quel giorno abbiamo deciso di portare la Coppa a casa e così è stato”.
In che rapporto sei rimasto con la piazza e la città?
“Ho lasciato tanti amici, mi sento ancora con alcuni tifosi, quando posso vado volentieri. Vedere la situazione attuale mi fa male, perché questa gente non lo merita. La squadra (Città di Formia, N.d.R.) in questo momento non sta ripagando l’affetto della tifoseria formiana. Allo stadio ci sono 100-150 tifosi in curva e questo si deve a noi, che abbiamo dato uno spiraglio di luce e una ventata di positività”.
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