L’allenatore dell’Unipomezia Under 19: “La nostra è una categoria interlocutoria. Sei alla fine del percorso del Settore Giovanile, e c’è da fare un netto cambio di passo”

Unipomezia Under 19
Il tecnico Corrado Zanchi. © ASD Unipomezia

Il tecnico dell’Unipomezia Under 19 Élite, Corrado Zanchi, ai media ufficiali della società rossoblù ha svelato tutti i segreti della sua squadra.

Di seguito l’intervista.

“Le prime sensazioni sono state buone. Già dai primi allenamenti ho visto ragazzi con qualità, ma soprattutto con una voglia di fare di più, di migliorarsi, di rivalsa. Ho notato questo, ed è stato un grande stimolo anche per me stesso. Nei primi interventi con un gruppo, specialmente in corsa, si lavora principalmente sull’atteggiamento. Quando si parla di questo, si intende l’atteggiamento dentro e fuori dal campo, negli spogliatoi, in casa e fuori casa. Il rispetto deve essere la parola d’ordine per la maglia che si indossa, per tutti coloro che fanno sforzi considerevoli per portare avanti una società di calcio. Spesso ci si dimentica che dietro le quinte c’è gente che lavora ore e ore per permettere ai ragazzi di scendere in campo nel miglior modo possibile. Quindi, prima di tutto, bisogna avere rispetto per questo, e poi anche per il gioco di sé stessi. Giocare e dare il 30% significa non rispettare la passione per questo gioco. Per le componenti che andiamo ad incontrare, compresi gli avversari e gli arbitri, è fondamentale un atteggiamento di entusiasmo per il calcio. Ho sempre detto che se qualcuno magari non ha tutta la voglia del mondo di venire al campo, è meglio che stia a casa, perché ci abbassa solo il livello dell’allenamento. Voglio che si abbia rispetto per una passione così grande e bella, perché questo sport può regalare emozioni stupende. La nostra è una categoria interlocutoria. Sei alla fine del percorso del Settore Giovanile, e c’è da fare un netto cambio di passo perché la maggior parte dei ragazzi il prossimo anno dovrà affrontare un’avventura totalmente diversa: le Prima Squadre. Qui ci si rapporta con il gioco e con il campionato stesso in maniera totalmente diversa. Quindi è ora che imparino certe leggi del calcio, dello spogliatoio e dei campionati, sviluppando un atteggiamento più proiettato alla Prima Squadra. Sappiamo che la professionalità tende a prendere i tre punti, e anche se vincere non è l’unica cosa che conta, purtroppo o per fortuna è la cosa più importante. I tre punti legittimano tutto il lavoro che si fa, anche se a volte può essere tremendo. Perdere, d’altra parte, non viene riconosciuto. Invece, la vittoria riconosce tutto il lavoro fatto, la fatica e l’impegno che uno mette. Di conseguenza, si deve capire la differenza netta che c’è tra il Settore Giovanile, dove si è in un ambiente di apprendimento con una grossa componente ludica, e la Prima Squadra, dove si cambia registro. Essendo l’ultimo anno per molti di loro, è ora che entrino nell’ottica di come si lavora e di come si sta in una Prima Squadra. La Juniores Élite, per il suo livello, secondo me è la palestra perfetta in vista di questo salto.

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Il mio lavoro è totalmente finalizzato a questo. Noi, come Settore Giovanile, ci piace vincere le partite, far bene e divertirci, ma l’obiettivo intrinseco e obbligatorio è quello di formare più giocatori possibile per la Prima Squadra. L’Unipomezia è fortunata. Ha giovani fantastici, come dimostrato nell’ultima gara: Morelli, già titolare da tanto tempo, ha fatto gol, così come Crescenzo, un 2005 che spesso ci ha dato una mano. Sono due giocatori su cui la società punta moltissimo, e sono sicuro che continueranno a fare bene. Ma ce ne sono tanti altri. Noi, come Juniores, abbiamo potuto utilizzare anche Bonanni, un portiere fortissimo e un lusso per la categoria, così come anche Benz e Brencoli. Sono ragazzi che, venendo dalla Prima Squadra, alzano inevitabilmente il livello di gioco, essendo più abituati proprio a quel livello di calcio di cui parlavo prima. Quindi, quando scendono, ci danno comunque una grossa mano. Della classifica non ci importa proprio niente. Siamo a novembre, e guardare adesso la classifica può mettere dei limiti che avremmo superato se non l’avessimo guardata, o può mettere dei limiti troppo lontani, diventando controproducente allo stesso tempo. Quindi, adesso, il momento è importante per continuare a lavorare su quelli che sono i concetti sui quali noi vogliamo crescere. Quando parlo di questo, mi riferisco allo spirito di gruppo, una di quelle cose di cui si sente tanto parlare da decenni o secoli, da quando esiste il calcio. È qualcosa che non si ottiene in due secondi, ma con la conoscenza, il rispetto, l’accettazione delle diversità o dei difetti di un compagno. Lo ottieni con l’impegno massimale, con l’esempio, non con le chiacchiere. Quindi, stiamo ancora lavorando su quel percorso. Da un punto di vista tecnico, aspetti su cui migliorare ce ne sono davvero tanti, a cominciare dalla gestione del pallone, ancora insufficiente, dalla gestione delle palle inattive, dall’atteggiamento quando bisogna gestire un risultato. Non siamo ancora al punto, secondo me, dove questa squadra può arrivare. Quindi, io vedo un grande potenziale, e di conseguenza, devo andare a lavorarci il più possibile. Perché se io, per primo, mi accontentassi di quello che vedo adesso, sarebbe l’inizio della fine. Non so cosa accadrà a fine stagione. Comunque, quando fai uno sport o un lavoro del genere, gli obiettivi non li guardi a lungo termine, ma sono traguardi a breve termine, che vanno poi a creare o delineare quello successivo. Quindi, in questo momento, il mio obiettivo è migliorare tutti questi aspetti di cui abbiamo parlato, cercare di diventare il più possibile una squadra di calcio come la intendo io. Poi, il risultato del campo dirà quello che siamo valsi”.