Il Vicepresidente dell’Unipomezia Emanuele Morelli è intervenuto ai microfoni MYSP per tracciare un bilancio della stagione appena conclusa
Ciao Emanuele e complimenti per la stagione trionfale dell’Unipomezia. Ti chiedo, a distanza di qualche giorno, che emozioni provi ad aver conquistato un double importantissimo, Campionato e Supercoppa?
Sto provando emozioni sempre nuove in queste settimane. Vincere è difficilissimo, farlo in questo modo è un sogno. Si tratta del coronamento di un lavoro iniziato mesi fa. Senza programmazione e senza organizzazione non si ottengono risultati del genere. È troppo facile dire adesso che noi e il Valmontone avevamo le squadre più forti. Per arrivare al successo finale si devono incastrare tutte le componenti in maniera perfetta. Quando ti chiami Unipomezia è normale che sei obbligato a vincere, perché lo dice la storia, lo dice il peso della maglietta. La pressione sicuramente può portarti a sbagliare, ma sono convinto che la pressione sia un privilegio perché vuol dire che sei una società importante che punta sempre al top. Sia da calciatore che da dirigente, ho sempre sentito la pressione, ma ne ho sempre fatto la mia forza. Spesso ho vinto, spesso ho perso, ma questo è il calcio.
Tornando per un momento al campionato dell’anno scorso, che avete dominato per gran parte della stagione, può essere stata proprio la pressione a frenarvi nel rush finale?
Non credo sia stato quello il motivo per il quale alla fine ha prevalso il Terracina. Ci sono state nell’arco della seconda parte delle situazioni, come infortuni di giocatori chiave, alcune partite sfortunate, che hanno frenato un po’ il nostro cammino. Poi il Terracina è stato bravo a tenere il passo e ad avere la meglio. Evidentemente era questo il nostro destino. Siamo ripartiti subito con una rosa ancora più completa e ancora più forte, fatta di uomini, prima che di grandi giocatori. Quella pressione l’hanno tramutata in forza, dominando il campionato, nonostante la seconda e la terza in classifica abbiamo fatto tantissimi punti. Il Terracina l’anno scorso vince il campionato a 71 punti, quest’anno la Lodigiani è arrivata terza a 78 e il Montespaccato è arrivato secondo a 83. Questo denota il fatto che abbiamo girato a due velocità di differenza.
Avete puntato su calciatori esperti come Delgado e Corsetti, una scelta forse coraggiosa, ma che è stata ampiamente premiata?
Il loro curriculum parla chiaro. Non parlerei di scelta coraggiosa. È ovvio che a quasi 40 anni il rischio di infortuni può essere dietro l’angolo. Sono due grandissimi giocatori che hanno dimostrato di essere ancora integri e di essere calciatori fuori categoria.
La vostra leadership nel girone B non è mai stata messa in discussione, ma c’è stato un momento, una gara in particolare che vi ha fatto capire che poteva essere il vostro anno?
Andando a ritroso, penso a quando abbiamo perso lo scontro diretto con il Montespaccato e poi siamo andati a vincere contro la Lodigiani, una squadra fortissima, in inferiorità numerica per tutto il secondo tempo. Una prova di forza incredibile, che mi ha fatto stare ancora più tranquillo. Un vero e proprio dubbio non c’è mai stato. Seguiamo questi ragazzi durante ogni allenamento e abbiamo notato fin da subito una mentalità, una consapevolezza del peso della maglia che portavano, una voglia di arrivare insieme all’obiettivo, che ha avuto come logica conseguenza la vittoria finale. Quando calciatori di questa caratura dimostrano questa concentrazione, questa dedizione e mentalità, sai che puoi dormire sonni tranquilli.
-Un voto alla stagione dell’Unipomezia?
Quello più alto, 10 e lode.
-Tornate in Serie D per restarci?
Assolutamente sì. Conoscendo le ambizioni del presidente, dobbiamo anche metterci in testa di disputare un grande campionato di Serie D. Ovviamente ci affacciamo in una categoria nuova, che abbiamo già fatto tre anni fa, ma oggi abbiamo un’altra struttura societaria, ci sono risorse umane di valore. L’obiettivo dell’Unipomezia è sempre quello di puntare in alto. Non vogliamo fare la semplice comparsa, ma consolidarci e costruire una squadra e una società che possa ambire a traguardi ancora più ambiziosi.
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